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Le origini 2.0

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Scrivo perche' sento il bisogno innato di scrivere. Scrivo perche' non posso fare un lavoro normale, come gli altri. Scrivo perche' voglio leggere libri come quelli che scrivo. Scrivo perche' ce l'ho con voi, con tutti. Scrivo perche' mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. Scrivo perche' posso sopportare la realtà soltanto trasformandola. Scrivo perche' tutto il mondo conosca il genere di vita che abbiamo vissuto, che viviamo io, gli altri, tutti noi a Istanbul, in Turchia. Scrivo perche' amo l'odore della carta, della penna e dell'inchiostro. Scrivo perche' credo nella letteratura, nell'arte del romanzo, piu' di quanto io creda in qualunque altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perche' ho paura di essere dimenticato. Scrivo perche' apprezzo la fame e l'interesse che ne derivano. Scrivo per stare solo. Forse scrivo perche' spero di capire il motivo per cui ce l'ho così tanto con voi, con tutti. Scrivo perche' mi piace essere letto. Scrivo perche' una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli. Scrivo perche' tutti se lo aspettano da me. Scrivo perche' come un bambino credo nell'immortalite' delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perche' la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente. Scrivo perche' e' esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e le ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla. Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perche' non sono mai riuscito a essere felice. Scrivo per essere felice. (Orhan Pamuk)

Le origini 2.0

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PERCHE' LA VISIONE NON SI RACCONTA
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LIBRERIA



ISOLA #009 - FACCE / SCHIENE
14/05/2008
Lei che va via (di spalle)




musica:

Something about us / Daft Punk





Lei che va via







Che cosa pensano




musica:

 Please Don't Stop The Music / Rihanna






che cosa guardano







posted by Luigi Pingitore @ 19:46  

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categoria : fotografia, facce, schiene, isola #009
B-SIDE #0024- OFFICINA DI A
09/05/2008
giornale di avvicinamento al romanzo





Ecco! E' l'ora, l'ora blu, l'ora dei cani che vanno a spasso per la piazza vuota. la città ti vibra addosso. Ha assorbito le prime giornate di calore minerale e adesso lo restituisce sbuffando dalle pietre e dai basoli. Ma ha un suo modo di essere indifferente e distante. E' uno spazio altro e altero, dove perdersi per ore e ore, dove misurare questo qualcosa che ti sale dentro: che brivido è questo che senti? che cosa ti racconta? Ha forse gli occhi neri del cane che ti sfugge, si allontana. Pensi ad un luogo che non sai afferrare, da qualche parte c'è un ultimo piano dove rientrare.



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posted by Luigi Pingitore @ 00:41  

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categoria : officina di a, giornale di avvicinamento, b-side #0024
MOOD DEL LIBRO #0012 - BERNARD MALAMUD / GLI INQUILINI
29/04/2008

Per raccomandare questo bellissimo romanzo di Malamud utilizzo l'articolo che Marco Lodoli ha pubblicato su Repubblica due settimane fa. Malamud è stato un grandissimo narratore.


Gli inquilini di Bernard Malamud minimum fax Trad. di Floriana Bossi 


  Prima di addentrarci nel mistero de Gli inquilini, romanzo del 1971 di Bernard Malamud, è giusto rivolgere una lode ai "ragazzi" di minimum fax, che da tempo stanno scandagliando l' oceano della letteratura statunitense, recuperando tesori sprofondati nell' oblio. E così, dopo aver ritradotto e ristampato Il migliore e Una nuova vita, due capolavori di Malamud, ora ci propongono questo romanzo spigoloso e scivoloso, un' opera complessa che sfugge dalle mani, mutando il suo aspetto più di una volta. Quasi tutta la vicenda si svolge all' interno di un palazzo diroccato di New York: da anni il proprietario aspetta di demolire quel rudere per costruire un nuovo stabile e vendersi gli appartamenti, ha già cacciato tutti gli inquilini, tutti meno uno, Harry Lesser, che resiste a oltranza. Lesser è uno scrittore ebreo, ha avuto un buon successo con il suo primo romanzo, ha fallito completamente il secondo e da dieci anni sta ossessivamente scrivendo il terzo. Non riesce a trovare il finale, non è convinto delle pagine accumulate, ma sente che deve completare il suo libro nel posto dove ha cominciato a scriverlo, e per questo rimane unico inquilino di un edificio desolato, dove la notte vagano i barboni, dove tutto odora d' apocalisse. Un giorno, però, nel palazzo si installa abusivamente un nuovo inquilino, un nero che - incredibile! - si è trascinato dietro una vecchia macchina da scrivere e sta cercando di finire un suo romanzo. Gli inquilini sta tutto nell' odio e nell' amore che i due artisti provano uno per l' altro, nelle loro differenze culturali ed espressive che cozzano come bufali furiosi e malandati. Il nero, ex spacciatore ed ex galeotto, vuole scrivere ciò che ha visto e vissuto, insegue disperatamente le verità brucianti del suo popolo, e non vuole avere niente a che spartire con la supponenza artistica dei bianchi. Lesser invece è incagliato dentro un "romanzo d' amore", lui che dell' amore non sa nulla, che da sempre sta barricato nel suo appartamento e nella sua scrittura per sfuggire alla vita e tenere a bada la morte. I due si detestano, si attraggono. Il bianco sente che nella vitalità disperata del nero c' è qualcosa di importante, il nero vorrebbe essere diretto come una rivoltellata, ma subisce il fascino corrotto della ricerca letteraria di Lesser, assorbe l' idea pericolosa della "forma". «Nulla può continuare a piacerti se non contiene in sé la ragione per cui è così e non altrimenti»: questa massima di Coleridge è la condanna di entrambi gli scrittori, tesi a trovare il modo esatto per raccontare i loro opposti sentimenti, vinti dall' incapacità di farlo, ognuno tormentato dagli apparenti passi avanti dell' altro. Tra loro è guerra senza quartiere, l' ebreo ruba la fidanzata al nero, il nero distrugge il manoscritto del bianco, e intanto attorno a loro il palazzo decrepito diventa sempre più la rappresentazione di un mondo che si sfascia, che presto sarà sostituito da appartamentini eleganti e indifferenti. Malamud ha una capacità straordinaria di mutare registro: le discussioni tra i due scrittori rasentano la pedanteria ideologica, la loro umana inimicizia ha la potenza di uno scontro selvaggio, e il palazzo a volte diventa un castello gotico, un contenitore di visioni allucinate, di incubi inspiegabili. Il caos, la brutalità, l' angoscia dell' esistenza cercano di diventare romanzo, di trovare un senso, un equilibrio, un riscatto. Fuori e dentro tutto crolla, eppure nelle pagine i due scrittori inseguono, ognuno a modo suo, da intellettuale marcio e da nero ribelle, la perfezione. L' ultima parola del libro, ripetuta cento volte, è "pietà". Pietà per chi è sconfitto, per chi non ce l' ha fatta, per chi ha cercato invano di contenere il mondo in un romanzo.

posted by Luigi Pingitore @ 00:45  

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categoria : recensioni, libro, mood del libro #0012, bernard malamud
B-SIDE #0024 - VARIAZIONI MERIDIANO - SUL SENSO (PER TE) DI FARE POESIA
24/04/2008
Il mio intervento per chiudere il ciclo Variazioni Meridiano.

Qui


Variazioni Meridiano - 8: Luigi Pingitore


Un bambino si stende a terra. Tende allo spasimo il corpo, piega gli arti per raggiungerla; vuole sentire con la faccia il caloroso dolore; la sua agonia (per metonimia) si curva.

In poesia l’atto mentale e l’atto fisico sono imprescindibilmente legati. Non si può pensare se non si sente. Non c’è dimensione più fisica, linguaggio più sensuale e tattile di quello poetico. Nasce da questo; dal contatto – faccia sulla terra – per assorbire la realtà e l’irrealtà. Le cose del mondo vanno, hanno percorsi precisi o imprecisi, traiettorie di afa, indifferentemente da questo contatto. Ma come può questa indifferenza del mondo sminuire la sua necessità?... <continua a leggere>
posted by Luigi Pingitore @ 09:13  

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categoria : poesia, variazioni meridiano, b-side #0024
B-SIDE #0023 - OFFICINA DI A
21/04/2008
E' qui dove abitano. Qui, in casa nell'angolo, all'ultimo piano. La strada alle spalle del palazzo fa una lunga curva e si immette sul corso. E ci sono scale.


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Il soggiorno affaccia sul mare, come una delle stanza da letto. In questo momento, in casa, c'è musica. At the edge of the world di Gonzalo Rubalcaba


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posted by Luigi Pingitore @ 08:50  

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categoria : nuovoromanzo, officina di a, giornale di avvicinamento, b-side #0023
LAS MENINAS #0051 - MAH2
16/04/2008
anche la mio gatta - Satie - è perplessa:



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posted by Luigi Pingitore @ 21:59  

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categoria : satie, las meninas #0051, mah2
LAS MENINAS #0050 - MAH
15/04/2008
Mah. Dopo alcune ore non riesco ancora a superare la perplessità di fondo. Se almeno ci fosse stato un golpe, una messe di brogli, pistole puntate alle tempie, potrei capire. Sarebbe stato meglio vivere sotto una dittatura esplicita e coatta. La verità è questo paese ha una profonda vocazione alla barbarie, alla prepotenza, all'ignoranza e al fascismo.
posted by Luigi Pingitore @ 12:53  

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LAS MENINAS #0049 - Ormai hanno sbroccato
09/04/2008
senza parole




16:16 Dell'Utri: "Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza"

"I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Lo ha detto il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in rete.




"Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo, è morto per causa mia", ha dichiarato il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell'Utri ha rivelato: "Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E' un eroe, a modo suo".




posted by Luigi Pingitore @ 00:13  

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categoria : elezioni, fuori di testa, pdl , las meninas #0049
LAS MENINAS #0048 - I HAVE A DREAM / TIBET
08/04/2008
Quello che sogno è che quest'estate, all'inaugurazione dei giochi olimpici a Pechino, ci siano tutti. Tutti gli atleti di tutte le nazioni. Nessun boicottaggio. Nessun paese che si tiri indietro. Nessuna protesta.

Sogno che il primo giorno delle gare - chessò una batteria di qualificazione dei 400 mt. - subito dopo il colpo di pistola dello starter, gli atleti si guardino attorno. Nessuno che scatti in avanti, nessuno che provi la corsa. Li immagino radunarsi al centro dello stadio, assieme a tutti gli altri atleti che li raggiungono dallo spogliatoio e dalle tribune. Sotto lo sguardo attonito e impotente dei cinesi, dei comitati d'affari sino-europo-americani. E sul prato verde e poroso si mettano a pregare, senza fretta, una delle litanie del buddismo tibetano. Magari accovacciati, qualcuno tenendosi per mano. E che continuino così, ogni volta che qualcuno dei cinesi intimi agli atleti di riprendere a correre. Sogno che la loro riposta sia lo scandalo della preghiera. Buddista per questa volta.
posted by Luigi Pingitore @ 09:32  

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categoria : tibet, buddismo, preghiera, olimpiadi, las meninas #0048
B-SIDE #0022 - OFFICINA DI A
04/04/2008
giornale di avvicinamento al romanzo





    2


Metto a fuoco Napoli. Nel tempo.

Cosa ricordi di questa città?

È estate. È sempre estate nella mia mente. E ci sono strade, certi angoli, scale, muretti, incroci dove sedersi e riposare. Soprattutto abbandonarsi. Mentre la testa è un frastuono di pensieri che non tracciano una direzione ma descrivono un caos di emozioni.

La testa ti sussurra (dove va il tuo Dio? Il mio è una macchia di colori senza ragione / è la pietà della luce delle otto, in un giugno di ragazzini sudati).

E hai bevuto. Hai bevuto per brindare a una semplice serata e alle sue infinite possibilità. Impossibile coglierle tutte.

Meglio questa stasi da non movimento. E una donna che ti guarda dritta in fondo agli occhi. Perché perdersi, mentre si desidera, è bellissimo.

Oggi camminando lungo il decumano greco mi ferma una ragazza dagli occhi bellissimi – Serena scoprirò che si chiama – e pensavo: è lei; sei tu. Sei la bellezza che per pigrizia e sfiducia dimentico di cercare con la giusta determinazione. Mi servirebbe lei, adesso, che diventasse la mia Aisa.

Che mi desse sangue e disperazione, quello che occorre per rendere vero lo stile.






posted by Luigi Pingitore @ 01:30  

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B-SIDE #0021 - OFFICINA DI A
30/03/2008

giornale di avvicinamento al romanzo




    1

Mi sembra che il punto sia sempre lo stesso. Di che cosa scriviamo? Cioè, voglio dire, al di là delle storie, al di là anche delle parole, qual è la visione che c'è dietro?

Mi affanno a ripetere la stessa cosa da mesi. Mi interessa la vita, e la vita non la puoi pre-definire. E' a/ideologia, è pulsazione, rimescolamenti, magma, sensi. E poi aveva dannatamente ragione Picasso, lo stile viene dopo che sei morto. Prima c'è una faticosa, inesauribile ricerca. A è dannatamente lontano adesso. Da una parte sento il fascino di Sartre, di chi ha un binario tracciato con la mente e usa l'arte come veicolo per percorrerlo.

Si può realmente scrivere svincolandosi da un'idea primitiva? Credo di si. Forse lo spero solo. La realtà di questi giorni - di queste settimane è disperante, quasi miserabile. Vogliono che mi occupi di realtà ma io detesto la realtà, figuriamoci il realismo. Sguardo sociale...ma vaff!


posted by Luigi Pingitore @ 22:56  

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LAS MENINAS #0047 - CLAUDIA RUGGERI
Seconda lettera di Claudia Ruggeri. 1988 - Esattamente vent'anni fa. Che cosa c'è in mezzo?




15.10.1988


Caro prof,

minuscole distanze esistono capaci di un’invadenza insostenibile che non sai più dove far entrare (o interrogare come) un nome caro una smania un tic di dire di spiare la precisione di una presa come col tocco snida cose e quanta tovaglia si stendeva così da commuovere come portava bicchieri e bottiglie e polpastrelli che non dicevo della voglia di maestri di una mania di nobiltà e di gerarchia se mi prendeva quando tutto di Lei gli atti le parole si spiegavano in una incredibile continuità di segno; forse c’è della letteratura in quel bisogno e in questo modo di vederLa come il maestro cercato e scoperto anzi è letteratura senz’altro e va benissimo e io La penso come l’Epstein di Atlante Occidentale di Del Giudice e a proposito le chiedo di leggere o di rileggere il libro perché sì Lei somiglia proprio a Epstein. ecco perché ora vorrei spiegarLe un po’ mentre cerco di spiegare a me stessa ora che sto sperimentando l’ansia la fatica le inquietudini ma anche quella specie irripetibile di piacere senza requie che ti prendono quando dici porca eva qui cambia tutto devo dire altre cose soprattutto devo dire e il modo che ho tenuto finora a dire non serve affatto. in tutto questo c’entra la memoria e napoli che della mia memoria è stata la maniera importante la “misura” e della sua orbita etica e, in una implicazione certa, di quella della mia scrittura.




napoli era lontana pure mi suicidavo nei suoi LUOGHI e il verso ne ebbe un’agonia ché lo commuovesse come tutto si mutava e come una voce chiamava che sbocciava contorno con contorno, e perché, ancora, con la mia morte e per quella del verso, la distanza specialmente cessasse; e l’agonia alla scrittura dava peso che è “ombra” e infatti la città intera si sollevava a segnarla a dito la scrittura era straniera, era senza memoria perché la sua memoria non conosceva scarti, nel funzionamento dal meccanismo aberrante delle Forme e solo le Forme tenevano la memoria e la scrittura, e la “finzione bruta” (quella che inerisce all’equivocità in re dell’esistente) fu l’esito perniciosamente immorale di questo sacrificio consumato sull'altare della Voce. napoli l’ebbi strana ed il porto e le sbronze testuali (se al periodo capitavano cose strette e altissime) ed un naso così in disordine ebbe la sposa a guardarla dalla giostra ed ancora ebbe un lutto nella forma se d’attorno tanto s’agitavano i colori così Bianca fu lenta fu violenta non proprio fu un corpo piuttosto fu un’antiforma: così per le luci s’era formato un Castello a guardare napoli dall’alto e fu il primo nome che per lei si finse, che mi confuse... era una visione ma era una falsa demenza come quando un pensiero piccolo piccolo, un pensiero senza centimetro si porta col naso per aria sotto un trionfo barocco e si fa altissimo    ma quello è un pensiero animale...



ed è un pensiero maniaco se lo porta la scala che porta a spiare e i neri nei dadi si fanno profondi la scala diventa rotonda, discanta



fu così che per l’ultimo lutto alla sposa diedi i modi perfetti del Poeta ed il soffitto della catastrofe dove tutto si compone dentro distanze forsennate che si  cominciano con l’ala di Gabriele che batte l’esatto corteo di apokolokýntosis a parabola e dalla cornice ancora s’attende il sorgere d’un seno enorme sole. anche questo si segna ai soffitti se sonno o danza non li disfanno.



l’assenza possiede soste tanta aria ed un preciso consumo di fughe ma se nella poesia è necessaria la dizione della forma sperimentata un tempo e ormai vacante però la scrittura vi si esercita come un modo alternativo di cessazione dell’io perfezionandosi sull’assolutamente falso (ciò che - insegna Dante - è chiamato a sostituire l’assolutamente dimenticato). Questa è la funzione (e la “finzione”) nobilissima della memoria, il reale esce fortemente lavorato, “circulato”, da una simile operazione di messa in cosmo, pure, nella sua nuova coerenza, la Figura è capace di conservare e di preservare dell’antica Storia almeno qualcuna delle direzioni e molte molte evasioni. è così che la memoria si fa Mente (per dire giocando: se è capace di mentire tout court).



questo dico nel poemetto che le invio, dicendo degli scambi Carta-Carta finché il Matto solo rimane sul tappeto allora che l’inferno delle interrogazioni si è consumato e allora solo può iniziarsi la scrittura il romanzo, ma altrove, lontano dal luogo che la teneva orrendamente come le zingare legano la fortuna che ti collassa tutta in un sacchetto rosso; come nella Torre (il Castello per sineddoche) dell’excessus avvengono i lutti strabilianti della mente - ma la vita è estranea a quella forma cresciuta senza gradi o atti O noi alla vita non un solo getto di memoria...).



lontano da Sanfelice delle scale devo fingermi cose che crescono e muoiono lontano da napoli l’unica maniera possibile per bloccarla perché mi muoia per raccontarla l’unico possibile suicidio si celebra nella distanza; le darò un ricino ed al ricino apici  e animali che ne spuntino l’ombra in una sola ora... così Dio apprese a Giona la distruzione









con affetto sua



Claudia






posted by Luigi Pingitore @ 10:45  

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categoria : corrispondenza, claudia ruggeri, las meninas #0047
PREVIEW #0036 - ACQUA
25/03/2008
un racconto che comincia così:




Era troppo tardi: tutto era troppo tardi.

Da anni sognava di staccarsi dal mondo basando le sue decisioni su emozioni instabili come l’acqua. E adesso che erano arrivati alla fine, al culmine della noia, si rendeva conto di non avere più energie da spendere. C'erano state. Probabilmente in misura maggiore di chiunque altro,  e lui le aveva dissipate tutte, goccia dopo goccia, nella convinzione di una riserva infinita a cui poter attingere.

Nove mesi dopo il matrimonio sapeva che la riserva non c'era, che le energie erano terminate; E nell'ora del blue, tra le 18 e le 19, quando usciva dallo studio e raggiungeva Sara per un aperitivo, lui sapeva che era allo stremo di ogni possibilità. E guardare in alto, verso quella combinazione stupefacente di azzurri che era il cielo di fine estate, non riusciva più a rigenerare il suo sguardo. E dunque la sua vita. Dal momento che  aveva chiesto al suo sguardo di essere tutto. Di dargli il brivido necessario per sentire la vita sua e quella degli altri come una possibilità.

Dunque ecco come va a finire, pensava. Non è che la macchina rallenta e ti avverte. La macchina semplicemente si ferma, va in riserva un'istante dopo che hai sentito il mondo tremare sulla punta delle dita come quella possibilità senza fine.

Nove mesi dopo quella decisione stramba e assoluta, nove mesi dopo il viaggio di nozze in Andalusia e l’acquisto  dell’appartamento su via Crispi, quello con il soggiorno circolare e il piccolo terrazzino arredato con divani bianchi e un lungo tavolo per il pranzo della domenica. Un tempo sufficiente per concludere che non avrebbe mai avuto il coraggio di ammetterlo a se stesso.

posted by Luigi Pingitore @ 10:20  

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categoria : frammenti, preview #0036, la vita per acqua
LAS MENINAS #0046 - DAINELLI
21/03/2008
a trip around the world - photo by Daniele Dainelli



Tokio - 01


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posted by Luigi Pingitore @ 09:47